Valentine (1969)
Negli anni la macchina da scrivere portatile si era ormai imposta come un oggetto universale d’uso comune al pari di un orologio, di una penna, del telefono. All’iconica Lettera 22 fecero seguito la sua erede diretta Lettera 32, la “lussuosa” Lettera DL pensata per un pubblico femminile e la Olivetti Dora.
Se questi modelli possono essere visti come una evoluzione meccanica della Lettera 22 fu con la Valentine del 1969, che si cercò di creare un prodotto innovativo e allo stesso tempo iconico che potesse comunque collocarsi sul mercato delle portatili ormai prossimo alla saturazione.

Il merito del successo della Valentine va ricercato anche nel design anticonformista elaborato da Ettore Sottsass. Se ormai la portatile era un oggetto comune al pari di una penna, allora la Valentine doveva diventare “la biro delle macchine per scrivere”. Non a caso venne impiegato un materiale nuovo che sostituì il consueto alluminio: una plastica ABS di colore rosso Valentine. Sottsass, con il contributo di Albert Leclerc e Perry King, riuscì a pensare ad un elemento distintivo che rese la portabilità della macchina non un elemento accessorio esterno, ma una componente intrinseca all’oggetto stesso: la maniglia fu direttamente apposta alla parte posteriore della macchina. La Valentine era come una valigia trasportabile accompagnata da una scatola-secchiello che, fissata in modo sicuro con gomme laterali, la proteggeva da possibili urti.

“Una Lettera 32 travestita da sessantottina” la definì Giovanni Giudici, Valentine doveva incarnare un animo pop contemporaneo al passo con i nuovi tempi. La campagna pubblicitaria per il lancio della Valentine, coordinata dallo stesso Sottsass, giocava su un’estremizzazione del concetto di portabilità. Se l’immaginario creato per gli spot di Lettera 22 aveva messo la macchina nelle mani di uomini e donne eleganti che scendevano da costosi mezzi di trasporto come gli aerei, la Valentine, in modo provocatorio e accattivante, venne letteralmente collocata dappertutto, nei luoghi più assurdi: tra i giovani hippies, tra i bambini inglesi che giocano su un campo da calcio, addirittura nello spazio. Non più un prodotto d’élite, costoso, ma un bene di largo consumo, popolare rivolto ad un pubblico giovane e alla moda.
Il carattere innovativo e trasgressivo del rosso intenso che le ha dato il nome, il design unico, un lancio pubblicitario spregiudicato e accattivante furono elementi che contribuirono alla creazione di un cult, cosicché anche la Valentine entrò a far parte della collezione permanente del MoMA.


