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Presentazione

Tra le invenzioni che hanno cambiato il corso della storia dell’umanità sicuramente si annoverano l’ideazione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg del 1455 e l’avvento del computer nel Novecento. Tra questi due fondamentali momenti storici si pone un’altra innovazione che – seppure con un’esistenza più limitata se paragonata a ciò che l’ha preceduta e ciò che l’ha seguita nel presente contemporaneo – rappresenta comunque un imprescindibile punto di svolta. Quando fu inventata, la macchina da scrivere facilitò e velocizzò i processi per la redazione dei documenti in formato standardizzato, accorciò in modo drastico i tempi di stesura di articoli, libri e riviste, rese la scrittura un processo agevole che non richiedeva l’impiego di grandi macchinari, entrò gradualmente nelle case di tante persone e portò alla nascita di una nuova professione: la dattilografa. 

In Italia le vicende di questo macchinario innovativo sono strettamente legate alla storia della Olivetti. Nel 1908 Camillo Olivetti costituì a Ivrea la “Ing. Olivetti et Compagnia” con l’intento dichiarato di destinare la società alla progettazione e alla produzione di macchine da scrivere, uno strumento a quel tempo quasi sconosciuto in Italia. L’intuizione probabilmente venne a Camillo nel corso dei suoi viaggi negli Stati Uniti dove, oltre a seguire corsi di fisica alla Stanford University e diventare assistente di ingegneria elettrica, ebbe l’occasione di visitare laboratori e fabbriche industriali all’avanguardia.

Al tempo della sua costituzione la società Olivetti era formata da un numero ristretto di persone, direttamente istruite e addestrate dallo stesso Camillo. Il tempo di gestazione per la prima macchina da scrivere italiana fu infatti abbastanza lungo e laborioso: il primo modello di macchina Olivetti, la M1, venne presentato all’Esposizione Universale di Torino nel 1911.

Il processo evolutivo che portò la Olivetti da piccola officina a una delle più importanti aziende mondiali nella produzione di macchine da scrivere (e da calcolo) non fu facile né immediato. Se di vitale sopravvivenza era la ricerca di nuovi soci e investimenti, si fece altresì necessaria, nei primi anni, la consuetudine di seguire da vicino i clienti nei processi di vendita, per assisterli nell’utilizzo del nuovo macchinario. Nel 1920 dopo l’uscita del secondo modello, M20, la produzione cominciò ad aumentare e l’azienda ad espandersi. Nonostante la criticità di quegli anni, tipicamente caratterizzati da scioperi e contestazioni operaie, le capacità amministrative, le doti morali e la fiducia che Camillo Olivetti si era guadagnato dai suoi dipendenti comportarono per la fabbrica la possibilità di proseguire nell’ascesa senza forti impedimenti.

Il nome della Olivetti è comunemente legato anche alla genialità avanguardistica di un’altra importante personalità imprenditoriale che ha il nome di Adriano Olivetti, primogenito maschio di Camillo che, dopo la laurea in chimica industriale al Politecnico di Torino, cominciò a lavorare nell’azienda paterna dapprima come operaio. Il viaggio intrapreso da Adriano nel 1925 alla volta degli Stati Uniti comportò la maturazione di nuove idee gestionali che apportarono un significativo processo di modernizzazione delle attività organizzative della Olivetti. Del giovane Olivetti fu anche l’intuizione del ruolo fondamentale che la pubblicità avrebbe svolto per il futuro dell’azienda. Nacque così un servizio interno che si avvalse sin dal principio della collaborazione di importanti architetti e designer.  

Con la macchina da scrivere M20 l’Olivetti si impose gradualmente nel mercato internazionale. Negli anni Trenta furono progettate la M40 – molto apprezzata per le qualità meccaniche e per la velocità della tastiera – la MP1 (prima macchina meccanica portatile prodotta dall’azienda) e la Studio 42 prima macchina semi standard della Olivetti.

Negli spazi della Biblioteca della sede di Milano sono conservati alcuni esemplari di questi strumenti che hanno segnato la storia recente della scrittura. Per questa esposizione virtuale sono stati selezionati i modelli di macchina da scrivere di marchio Olivetti. Attraverso cinque tipologie di macchine si propone un percorso tra autentiche icone del design (Lettera 22 e Valentine), tra i moderni modelli standard e semi-standard degli anni Settanta (Linea 98 e Studio 45) sino all’avvento dell’elettronica con la presentazione del modello (ET compact 70).

SITOGRAFIA:

NOTA:

Le immagini in questa pagina sono tratte da “L’illustrazione italiana”, 1926.