Bollettino 7
20 maggio 1952 (ultimo bollettino della prima serie 1951-1952)
Copertina: Giuseppe Allosia
A cura del Movimento Arte Concreta di Milano
Direttore: Giulia Sala Mazzon
Stampa: Tipografia A. Menozzi, Milano
Legatura con punto metallico
Nel maggio-giugno 1952 Milano ospita, presso la Galleria Bergamini, la prima personale dei pittori Giuseppe Allosia e Plinio Mesciulam, entrambi appartenenti al gruppo genovese di Numero. Il testo di Atanasio Soldati accompagna questa sezione proponendo una lettura delle opere di Allosia – dotate di una certa irruenza istintiva espressa attraverso l’utilizzo di colate pittoriche che si avvicinano allo stile di Pollock – e di Mesciulam, artista più meditativo che nelle sue opere giunge ad una riconquista di forme più ampie e nette.

La provenienza genovese dei pittori Allosia e Mesciulam rappresenta per Gianfranco Fasce un’occasione per approfondire la condizione dell’arte d’avanguardia a Genova dove, da un punto di vista artistico, a causa di una forte permanenza della tradizione novecentesca, è giunto con ritardo un adeguamento al processo figurativo strettamente di gusto europeo. Esistono due gruppi di giovani artisti che hanno reagito con vigore polemico ai caratteri deteriori del Novecento: da una parte artisti come Basso, Petrolini e Caminati che si sono avvicinati al Realismo Sociale; dall’altra artisti come lo stesso Fascia, Alloisa e Mesciulam che hanno disdegnato di aderire ad esigenze di carattere sperimentale e tramite un rifiuto dell’oggetto hanno deciso di compiere un lavoro discriminante dei valori figurativi. La pittura di Alloisa ha una tendenza a distruggere qualsiasi forma convenzionale di pittura per cercare una nuova logica nel caos fenomenico, Mesciulam invece, aderisce ai principi della pittura Concreta, isolando da ogni agente sensibile, il divenire di un’entità plastica pura.

Bruno Manzoni, direttore della clinica neuropsichiatrica di Mendrisio, firma un contributo intitolato Disegni e pitture di pazzi in cui analizza lo sviluppo di una tendenza a disegnare, a dipingere o a scolpire nei pazienti «alienati di mente». Con il termine “alienati” si identifica una forma di perdita di contatto con la realtà, a quel tempo considerata sinonimo di follia. Tale inclinazione si manifesta anche in pazienti che, precedentemente al loro stato di alienazione, non hanno mai avuto una preparazione artistica. Manzoni fa riferimento allo studio del dottor Prinzhorn il quale sostiene che il bisogno di manifestare la nostra vita interiore e di rappresentare gli oggetti esteriori sotto forma di disegni sia istintivo nell’uomo, una prova di questo principio è rappresentata dalle arti primitive. Viene proposto dall’autore un esempio pratico di un paziente affetto da «paralisi progressiva alienale»: un pittore particolarmente dotato di qualità, nel quale però, nel momento in cui la malattia si trasforma in tempo breve in un «grado avanzato di demenza», ogni attività creativa artistica tende ad esaurirsi fino alla completa estinzione. A confronto di questo tipo specifico di malattia viene proposto il caso di Van Gogh, affetto da una condizione diversa dalla paralisi progressiva alienale (probabilmente schizzofrenia), le cui ultime tele eseguite durante la sua segregazione nell’ospedale psichiatrico di S. Remy appaiono invece dotate di una maggiore potenza di colori e di espressioni. Quindi in questo caso specifico di “alterazione” della mente la produzione e la creatività artistica tendono ad aumentare e acquistare valore.
Per la rubrica Gli scritti dell’arte firmata dal MAC si segnala lo studio su Soldati di Giuseppe Marchiori pubblicato nel volume Panorama dell’arte italiana 1951 che ha anche avuto il merito di ripubblicare il Manifesto della Pittura e Plastica Nucleare di Fortunato Depero.
Il bollettino segnala l’esposizione dell’opera grafica di Charles Conrad alla Libreria al Salto di Milano dal 15 al 29 maggio 1952. Nell’articolo di Luigi Moretti l’architetto rievoca il loro incontro avvenuto nel 1950 mentre Conrad percorreva l’Italia alla ricerca di scritture lapidarie che contenessero il gruppo di lettere QV. Attraverso la misurazione dei rapporti tra queste due lettere Conrad è giunto alla conclusione che tra le forme grafiche esiste una sorta di campo magnetico che contrae lo spazio circostante secondo certi andamenti, certi tracciati geometrici invisibili, entro i quali le forme stesse accendono e legano la loro vita nello spazio.

Léon-Louis Sosset ricostruisce il percorso personale e artistico di Charles Conrad per permettere una migliore comprensione delle sue opere. Nel corso della sua attività Conrad, pur non avendo frequentato accademie o scuole d’arte, ma grazie ad un talento istintivo, si è dedicato alla pittura, al disegno, all’incisione e alla scultura, avvicinandosi successivamente anche al cinema e alla ceramica. A partire dagli anni Quaranta comincia a realizzare opere tipografiche, sviluppando un interesse verso gli studi che mirano a svelare il mistero lirico emanato dal disegno grafico della lettera e dal suo rapporto con la struttura stessa della pagina stampata.
La mostra sull’opera di Charles Conrad comprende anche l’esposizione di un volume con incisioni di Léon Zack, artista di origine russe fortemente influenzato dalle opere di Cézanne, Van Gogh, Gauguin e Matisse, conosciute attraverso la collezione di Sergej Scukin. Il trasferimento in Europa per lavorare al progetto delle scenografie per i balletti russi lo porta ad esplorare vari campi artistici come la pittura, il disegno e l’illustrazione.
Dal 23 maggio al 12 giugno 1952 all’Elicottero sono esposte le pitture di Arturo Ciacelli, artista di origini ciociare, distintosi soprattutto per la tendenza ad aver partecipato ai movimenti più vitali e più corrosivi dell’arte moderna. Ciacelli è stato tra i primi ad aderire al Futurismo e i suoi primi quadri non figurativi risalgono al 1910. A partire dal 1937 si trasferisce in Austria, distaccandosi progressivamente da una pittura con schemi futuristi per esplorare forme più pure e controllate che lo avvicinano invece all’arte concreta. Ciacelli ha realizzato nel 1923 la decorazione del circolo italiano di Stoccolma, un’opera importante perché difatti rappresenta uno dei primi tentativi di immissione di pittura astratto-concreta all’interno di un ambiente architettonico modernamente concepito.

All’interno della rubrica Panorama Franco Passoni segnala la personale di Luigi Bracchi alla Galleria Gianferrari. Pittore tendenzialmente figurativo, con i quadri esposti per questa occasione, Bracchi si apre verso una maggiore costruttività formale arricchita da esperienze sostanzialmente geometriche-prospettiche.
Le opere concrete di Augusto Garau, esposte in mostra al negozio Lagomarsino di Pavia, rappresentano un esempio importante di progetto di sintesi artistica in cui l’autore, abbandonando la pittura da cavalletto, rivolge le sue maggiori attenzioni al campo dell’edilizia, collaborando con architetti come Gianni Pellini e Aldo Corbella.

Come anticipato nel bollettino n°6 la nuova rubrica Congresso si configurava come spazio libero d’espressione, in cui chiunque avrebbe potuto esprimere la propria opinione sullo stato dell’arte. Compare quindi nel bollettino n°7 il testo di Alfonso Quadrelli il quale, sulla scia di un’affermazione sullo stato di crisi della Biennale di Venezia comparsa nel numero precedente, propone una propria riflessione a riguardo.

Le immagini pubblicate in questa mostra provengono da esemplari conservati presso la Biblioteca di Milano dell’Università Cattolica, senza il permesso scritto della quale non sono riutilizzabili. Le immagini hanno esclusiva finalità di studio, ricerca e dibattito culturale e sono state appositamente realizzate per questa occasione.

