Bollettino 6
20 aprile 1952
Copertina: Nino Di Salvatore
A cura del Movimento Arte Concreta di Milano
Direttore: Giulia Sala Mazzon
Stampa: Tipografia A. Menozzi, Milano
Il sesto bollettino del Movimento Arte Concreta dedica un significativo spazio a Nino Di Salvatore, entrato a far parte del movimento nel corso del febbraio 1952. La sua personale presso la Galleria Bergamini nell’aprile-maggio dello stesso anno vede l’esposizione di opere recenti e di un plastico. Nel contributo di Gianni Monnet emerge la considerevole attenzione e stima che viene rivolta a questo giovane artista, capace di distinguersi per la convinzione e la sicurezza con cui porta avanti le proprie idee, senza tendere ad una bieca imitazione del passato. Di Salvatore propone una visione artistica che, partendo dall’indispensabilità del rigore matematico, si configura attraverso un compiacimento coloristico tutto italiano e mediterraneo.


Nel contributo Idea del bello concreto Di Salvatore espone la teoria delle forme-tipo, forme dotate di una componente sia fisica sia sensoriale, che all’interno del quadro concreto si dispongono fenomenicamente mediante processi ottici e psichici, dando vita ad un’unica totalità globale. In questo modo, attraverso le forme-tipo, si crea un processo associativo tra l’io, inteso come complesso cosmico, ed i processi universali della vita reale. L’opera d’arte concreta rappresenta quindi un nuovo modo di ascoltare e rappresentare il mondo attraverso le sensazioni e le percezioni.


Il bollettino restituisce un ritratto complessivo di Nino Di Salvatore testimoniando anche la sua attività in campo didattico. L’artista, infatti, dopo aver ottenuto il diploma, fonda la Scuola Superiore di Belle Arti di Domodossola, in una zona che a quel tempo è fortemente “desertica” dai valori dell’arte. L’orientamento didattico proposto dalla Scuola prevede lo studio della storia dell’arte insieme allo studio della psicologia della forma e del colore, lo studio della stilistica accompagnato dalla filosofia dell’estetica e lo studio dell’anatomia artistica attraverso la teoria delle ombre e dei riflessi. Costruita sul modello dei campus statunitensi, la Scuola si apre ad un clima internazionale, proponendo viaggi collettivi di studio e fornendo l’opportunità agli allievi più maturi di esporre le proprie opere in mostre. Non si tratta di un luogo elitario, ma di un luogo aperto a tutti, in quanto si offre supporto di materiali di lavoro anche agli studenti più poveri.

Il bollettino prosegue indagando l’opera di Cornelia Forster resasi protagonista di una mostra di arazzi, pitture e incisioni all’Elicottero nell’aprile-maggio 1952. La recensione di Friedrich H. Schwank esalta la composizione architettonica dei suoi dipinti non-oggettivi e la costruzione di un ritmo spirituale che riesce a convertire l’indicibile in dicibile e l’invisibile in visibile. Trattandosi di opere su supporti diversi, secondo Oskar Dalvit, i disegni a penna di Cornelia, dotati di trasparenza e delicatezza, sono paragonabili a dei germogli primaverili, mentre invece le opere su tessuto si caratterizzano per una nota simbolica e fiabesca. I giudizi sull’esposizione sono positivi, ma sottolineano come le opere all’Elicottero rappresentino solo una piccola parte delle multiformi creazioni dell’artista.


Nella sezione conclusiva del bollettino compaiono le consuete rubriche. Panorama, in questo numero firmata da L. G. (Lèon Goffemberg), segnala le mostre tenutesi a Milano: Costruzioni metalliche di Nino Franchina alla Galleria del Naviglio, le «pitture di un fantasioso figurativo astratteggiante alla Klee»: Gino Meloni alla Galleria del Milione, ed infine Aldo Brizzi alla Galleria Bergamini, della cui esposizione Goffemberg critica la presunzione di considerarsi un “realista sociale”.
Per la rubrica Gli scritti d’arte si fa riferimento ai contributi critici pubblicati a proposito della Mostra di esperienze di sintesi tra le arti tenutasi dal 21 marzo al 17 aprile a Milano all’Elicottero. Viene segnalato positivamente il primo fascicolo della rivista “Nueva Vision” pubblicata a Buenos Aires e il volume Guardare l’Architettura di Carlo Perogalli.
Lo stesso Perogalli firma per il bollettino un contributo intitolato Concretismo ed architettura, in cui propone una riflessione sullo status di un’architettura che sempre più si definisce in stretta connessione con le correnti d’avanguardia in pittura e scultura. Perogalli non intende l’introduzione dell’opera pittorica all’interno dell’opera architettonica, ma auspica piuttosto all’idea di un’opera totale, dove non siano più distinguibili architettura, pittura e scultura come elementi giustapposti, sovrapposti e sommati, ma dove essi si concretizzino in una sola espressione unitaria.
Il testo posto in chiusura di questo numero rappresenta una novità: intitolato Congresso propone una riflessione sul concetto di libertà di critica e di espressione, ponendo l’accento sulla sostanziale impossibilità pratica di esprimere liberamente il proprio pensiero per mezzo della stampa. A fonte di questa condizione, il clima culturale di quegli anni cerca di sopperire con altri espedienti: come i congressi allestiti dalle varie organizzazioni artistiche. Il problema però è comunque rappresentato dal fatto che le idee liberamente espresse in questi congressi non riescono quasi mai a uscire dalle sale, e anche quando lo fanno vengono comunque espresse solo in brevi riassunti schematici.
Per questo motivo il Movimento Arte Concreta propone sui propri bollettini una rubrica chiamata appunto Congresso: uno spazio espositivo libero, alla quale può partecipare chiunque voglia proporre una riflessione, un pensiero riguardante la vita dell’arte.
Le immagini pubblicate in questa mostra provengono da esemplari conservati presso la Biblioteca di Milano dell’Università Cattolica, senza il permesso scritto della quale non sono riutilizzabili. Le immagini hanno esclusiva finalità di studio, ricerca e dibattito culturale e sono state appositamente realizzate per questa occasione.

