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Bollettino 4

20 febbraio 1952
Copertina del menabò del bollettino n° 4 (non è indicato il nome dell'autore)
A cura del Movimento Arte Concreta di Milano
Direttore: Giulia Sala Mazzon
Stampa: Tipografia A. Menozzi, Milano
Legatura con punto metallico

Il bollettino del Movimento Arte Concreta del febbraio 1952 si configura come un dispositivo editoriale che intreccia documentazione espositiva, testi critici e interventi teorici, restituendo un quadro articolato della ricerca astratta italiana nel momento della sua piena affermazione. Le pagine costruiscono un percorso che si sviluppa attraverso mostre, artisti e posizioni critiche, evidenziando la complessità del dibattito e la pluralità delle esperienze coinvolte. 

Un confronto con diverse pubblicazioni dedicate ai bollettini del MAC suggerisce inoltre che l’esemplare conservato presso il Fondo Luciano Caramel possa essere identificato come un menabò precedente alla versione definitiva a stampa. Questo elemento conferisce al documento un ulteriore interesse, in quanto testimonianza diretta del processo di elaborazione editoriale e delle scelte redazionali che hanno preceduto la pubblicazione del numero.

Uno dei nuclei principali è dedicato alla mostra di opere recenti di Atanasio Soldati, allestita presso la Galleria Bergamini nel febbraio 1952 e curata da Bruno Munari e Gianni Monnet. Il testo ripercorre il ruolo dell’artista come figura centrale dell’astrattismo italiano, ricordandone l’attività a partire dagli anni Trenta e sottolineandone la coerenza nel portare avanti una ricerca fondata su principi di rigore e misura. La pittura di Soldati viene descritta come un processo lento e meditato, basato su relazioni geometriche e su una costruzione attentamente controllata della composizione.

Le opere presentate testimoniano un’evoluzione della sua ricerca, in cui si introduce un nuovo senso del movimento interno alla forma senza rinunciare alla chiarezza strutturale. Il linguaggio pittorico si orienta così verso un equilibrio tra ordine e tensione dinamica, configurandosi come tentativo di recuperare valori di armonia e proporzione attraverso strumenti propri della sensibilità contemporanea. 

Accanto alla mostra di Soldati, il bollettino documenta l’esposizione delle pitture di Franz Furrer presso la saletta dell’Elicottero, tra febbraio e marzo 1952. Il testo ne presenta il percorso, evidenziando il passaggio da esperienze espressioniste a forme di astrazione fino all’ambito concreto, e sottolineando una formazione articolata, fatta di studi e viaggi in contesti diversi. 

La riflessione sull’opera di Furrer assume un tono più sperimentale, insistendo sul carattere processuale della pratica artistica: il quadro non è definito a priori, ma nasce in una relazione simultanea tra artista e forma, in cui il gesto, l’intuizione e l’automatismo giocano un ruolo centrale. Il valore dell’opera si colloca così anche nello sguardo di chi osserva, in un’esperienza aperta e non completamente determinata. Quest’opera nella pubblicazione definitiva del bollettino diverrà la copertina. 

Il bollettino si amplia poi attraverso la rubrica Scritti d’arte, che raccoglie una serie di estratti da quotidiani e riviste con l’intento di documentare e discutere il dibattito contemporaneo. L’iniziativa nasce dall’esigenza di sottrarre questi testi alla dispersione, offrendo uno spazio in cui metterli a confronto e renderli accessibili a un pubblico più ampio.  

All’interno della rubrica emergono posizioni differenti e spesso contrastanti: accanto a interventi che riconoscono la validità delle ricerche del MAC, compaiono critiche che mettono in discussione l’astrattismo o ne sottolineano i limiti. Questo confronto diretto evidenzia le tensioni del contesto artistico italiano, segnato da resistenze, incomprensioni e al tempo stesso da un progressivo ampliarsi del campo delle esperienze non figurative. 

Nel suo insieme, il bollettino costruisce così uno spazio di riflessione attiva, in cui la documentazione delle mostre e la discussione critica si intrecciano, restituendo non solo le opere e gli artisti, ma anche il clima culturale in cui tali esperienze si sviluppano. La pubblicazione diventa quindi non soltanto strumento di diffusione, ma parte integrante del processo di definizione e legittimazione dell’arte concreta nel panorama italiano del secondo dopoguerra.


Le immagini pubblicate in questa mostra provengono da esemplari conservati presso la Biblioteca di Milano dell’Università Cattolica, senza il permesso scritto della quale non sono riutilizzabili. Le immagini hanno esclusiva finalità di studio, ricerca e dibattito culturale e sono state appositamente realizzate per questa occasione.