Bollettino 2
20 dicembre 1951
Copertina: da Futurballa (Giacomo Balla)
A cura del Movimento Arte Concreta di Milano
Direttore: Giulia Sala Mazzon
Stampa: non dichiarata
Legatura con punto metallico
Il secondo bollettino del Movimento Arte Concreta si apre in copertina con un dettaglio del quadro Linee andamentali (1918) di Giacomo Balla. Il dipinto è infatti stato esposto nell’autunno del 1951, a Milano, presso il club “gli Amici della Francia”, dove – dal 10 novembre al 2 dicembre – si è tenuta una personale che propone le pitture astratte del periodo 1912-1920. Si tratta di una di quelle esposizioni che, dopo la Seconda guerra mondiale, portano ad una considerevole rivalutazione critica dell’opera futurista di Balla.
Nessun futurista fu in tempi così lontani tanto astrattista quanto Balla. Oggi non ci interessiamo più del dinamismo, della simultaneità, […] nessuno [ha] saputo prevedere in modo così esatto la via che avrebbe percorso la pittura ben quarant’anni dopo.
Il testo di Guido Le Noci per il bollettino del MAC rievoca il clima di scetticismo che ha accompagnato la nascita del Futurismo. Percepito inizialmente come una “corrente” di frenesia e rinnovamento, nessuno in origine credeva che sarebbe stato in grado di imporsi come un nuovo movimento artistico. La consacrazione del Futurismo «sur l’hotel de l’histoire de l’art» avviene, infatti, proprio all’inizio degli anni Cinquanta. La mostra in onore di Balla mette in luce il suo ruolo di precursore e la sua legittimazione tra le grandi figure dell’arte italiana. Difatti, all’interno della schiera dei Futuristi, è stato colui che più di tutti ha saputo mantenere una certa fedeltà alle proprie origine artistiche, cosicché, quando il movimento Futurista esaurì la propria vitalità, è riuscito, attraverso nuove esplorazioni artistiche, ad aprire la strada dell’arte astratta.



Gianni Monnet, che si firma come G. M., interviene con un contributo critico all’interno del dibattito sulla fusione delle varie arti plastiche, aspetto particolarmente indagato dai movimenti detti “spaziali”. La sua riflessione prende il via da una definizione dello spazio come concetto filosofico-matematico che si allarga poi ad una visione dei vari punti di vista da cui si può considerare lo spazio: oggettivo – cioè come è stato trattato dalla Filosofia antica che ha considerato il contenuto delle esperienze come una realtà esterna a noi – oppure dal punto di vista soggettivo che è stato il campo di indagine della Filosofia Moderna. Lo stato dell’arte preso in considerazione da Monnet indaga lo spazio da un punto di vista soggettivo-psicologico.

Gli studi e le analisi condotte dagli artisti del Movimento Arte Concreta sulle possibilità di utilizzo in campo artistico di materiali industriali diventa oggetto della mostra Forme concrete nello spazio realizzate in materiale plastico, tenutasi nella saletta dell’Elicottero del Bar dell’Annunciata a partire dal 5 gennaio 1952. Le sperimentazioni erano iniziate già a partire dal 1947, quando Munari, nella costruzione delle Macchine Inutili, aveva introdotto materiale plastico trasparente. Tra i partecipanti figurano Garau, Mazzon, Monnet, Munari, Nigro, Panta e Regina. Il testo di Lodovico Castiglioni sul bollettino offre quindi una serie di riferimenti specifici a questi nuovi materiali (materie cellulosiche, metacrilliche, viniliche, stiroliche) esaltandone le determinate qualità a seconda dell’utilizzo che se ne voglia fare in campo artistico: «Le materie plastiche possono offrirsi agli artisti come nuova forma di ispirazione, come possibilità di nascita di idee altrimenti insolute». Un esempio di queste sperimentazioni è l’opera Stato d’animo di Gianni Monnet realizzata in rhodoid e riprodotta all’interno del bollettino.

Il bollettino riporta un testo scritto dall’artista tedesco Arend Fuhrmann che nel novembre-dicembre 1951 espone le sue opere alla Galleria Bergamini. Fuhramnn si avvicina alla pittura concreta a partire dal 1949 sviluppando un interesse verso la struttura di elementi paesaggistici naturalistici, cercando di fissare nei suoi quadri quegli elementi figurativi che vanno al di là del valore che intercorre tra pittore e oggetto.

In questo secondo bollettino cominciano a delinearsi strutturalmente alcune sezioni che troveranno spazio anche in alcuni dei numeri successivi. La rubrica Gli scritti d’arte più notevoli, firmata da Giulia Sala, si configura come una rassegna dei contributi più interessanti e delle principali riviste che approfondiscono vari aspetti del mondo dell’arte. Si segnala l’ultimo numero di ‘Arte Cristiana’ che ha dedicato un intero fascicolo alle possibili applicazioni delle forme proposte dai concretisti negli edifici di culto, la rivista ‘Spazio’ considerata «la maggiore rivista d’arte italiana» e il numero di ottobre 1951 della redazione fiorentina di ‘Numero’. In campo internazionale la rivista di arte moderna più autorevole è la parigina ‘Art d’Aujourd’Hui’. Un altra rubrica è invece Panorama artistico dove si passano in rassegna tutte le mostre allestite per la città di Milano.
In chiusura di questo secondo bollettino una tavola grafica di Nino Di Salvatore.

Le immagini pubblicate in questa mostra provengono da esemplari conservati presso la Biblioteca di Milano dell’Università Cattolica, senza il permesso scritto della quale non sono riutilizzabili. Le immagini hanno esclusiva finalità di studio, ricerca e dibattito culturale e sono state appositamente realizzate per questa occasione.

