Bollettino 1
1 novembre 1951
Copertina: Atanasio Soldati
A cura del Movimento Arte Concreta di Milano
Direttore: Giulia Sala Mazzon
Stampa: Officine Grafiche V. Sabini, Milano
Legatura con punto metallico
Il bollettino del Movimento Arte Concreta del novembre 1951 restituisce, attraverso l’alternanza di testi e immagini, uno spaccato articolato del dibattito artistico del periodo, mettendo in relazione esperienze espositive, riflessioni teoriche e pratiche sperimentali. L’intento è quello di costruire uno spazio editoriale capace di affiancare e sviluppare i temi affrontati nelle mostre e negli eventi artistici.
Al centro della pubblicazione si colloca la mostra degli “oggetti trovati” di Bruno Munari, allestita nel novembre 1951 presso la saletta dell’Elicottero di Milano. Il testo di Ernesto N. Rogers accompagna questa sezione proponendo una lettura della pratica munariana come esercizio di scoperta più che di creazione: gli oggetti raccolti – frammenti naturali, materiali industriali, residui urbani – non vengono trasformati, ma riconosciuti nella loro capacità di generare forme e significati. L’artista interviene così sul piano dello sguardo, invitando a cogliere nelle cose più semplici qualità spesso trascurate.

Ampio spazio è dedicato all’elenco degli oggetti esposti, descritti con indicazioni puntuali di provenienza e accompagnati da osservazioni evocative. Una corteccia di sughero, un frammento di vetro, una radice o un sasso vengono reinterpretati come paesaggi, organismi o figure, in un continuo slittamento tra dato reale e immaginazione. Il catalogo assume così un carattere non sistematico ma aperto, fondato su associazioni e analogie che trasformano la raccolta in un esercizio di percezione e di lettura del mondo.

Il bollettino documenta inoltre la mostra della raccolta di Umberto Bernasconi, presentata alla Galleria Bergamini tra novembre e dicembre 1951, ponendola come momento di riflessione storica sull’astrattismo italiano. Il testo sottolinea il carattere pionieristico della collezione, costituita in un contesto ancora segnato da resistenze nei confronti delle ricerche non figurative, e ne evidenzia il ruolo nella conservazione delle prime esperienze dell’arte concreta. Attraverso l’elenco degli artisti – tra cui Soldati, Radice, Rho, Munari, Licini, Veronesi e Fontana – emerge una rete coerente di relazioni che definisce il panorama dell’astrazione in Italia.


In questo contesto, la mostra alla Galleria Bergamini assume il valore di una presa di posizione critica, volta a distinguere le ricerche originarie dell’astrattismo dalle sue più recenti e diffuse declinazioni. Il bollettino insiste infatti sulla necessità di riconoscere il contributo degli artisti che per primi hanno elaborato una nuova estetica, ponendo le basi di un linguaggio destinato a svilupparsi negli anni successivi.

Una sezione è dedicata ai manifesti spazialisti, di cui vengono riproposti alcuni estratti fondamentali tra il 1946 e il 1951. In questi testi si afferma una concezione dell’arte fondata sull’integrazione di spazio, tempo, movimento e luce, con l’obiettivo di superare i limiti tradizionali della pittura e della scultura. L’opera artistica viene concepita come evento dinamico e aperto, capace di coinvolgere nuove dimensioni percettive e di dialogare con le possibilità offerte dalla tecnica contemporanea.

La parte conclusiva del bollettino introduce una riflessione critica sullo stato dell’arte astratta, mettendone in luce le contraddizioni. Attraverso il confronto con l’Impressionismo, viene evidenziato il rischio di una diffusione eccessiva e poco selettiva, che potrebbe trasformare una ricerca innovativa in pratica ripetitiva. Da qui emerge l’esigenza di una maggiore attenzione ai valori qualitativi e alla capacità di mantenere viva la tensione sperimentale che aveva caratterizzato le prime esperienze dell’astrattismo.
Nel suo insieme, il bollettino costruisce un percorso in cui materiali diversi – testi critici, documentazioni espositive, elenchi e manifesti – si intrecciano senza gerarchie, offrendo una testimonianza diretta della complessità del dibattito artistico del primo dopoguerra e del ruolo attivo dei dispositivi editoriali nella definizione dei linguaggi contemporanei.
Le immagini pubblicate in questa mostra provengono da esemplari conservati presso la Biblioteca di Milano dell’Università Cattolica, senza il permesso scritto della quale non sono riutilizzabili. Le immagini hanno esclusiva finalità di studio, ricerca e dibattito culturale e sono state appositamente realizzate per questa occasione.

