Presentazione
Questa cartella di opere grafiche del pittore toscano Mario Nigro è presentata come parte dei materiali conservati nel Fondo Luciano Caramel. Il testo critico che la accompagna documenta una lettura fondamentale dell’artista negli anni Ottanta. L’insieme restituisce uno sguardo sulla ricerca di Nigro così come è stata interpretata e trasmessa all’interno dell’archivio.
La cartella Mario Nigro. 10 opere grafiche dal 1948 al 1955, accompagnata da un testo di Luciano Caramel, è qui presentata come parte dei materiali conservati nel Fondo Luciano Caramel. Questa mostra non intende soltanto illustrare un momento della ricerca di Mario Nigro, ma presentare il modo in cui questa ricerca è stata letta, interpretata e trasmessa attraverso l’attività critica dello storico dell’arte.
Nel testo che accompagna la cartella, Caramel individua negli anni compresi tra il 1948 e il 1955 una fase decisiva per la definizione del linguaggio di Nigro. Opere come Invenzione ed Elementi spaziali segnano, secondo il critico, la nascita di un artista ormai libero da ogni residuo legame con la figurazione e con una concezione dell’immagine ancora legata alla mimesi.
Caramel sottolinea come Nigro si distacchi progressivamente sia dalla tradizione pittorica di ascendenza novecentista, sia dalle esperienze delle avanguardie europee assunte come modelli. L’artista evita infatti tanto la ripresa di formule ormai esaurite quanto il rischio di un “accademismo del moderno”, sviluppando invece un linguaggio autonomo, fondato su un equilibrio tra struttura e invenzione.
Nella lettura proposta dal critico emerge con forza il ruolo del segno come elemento costruttivo, organizzato secondo principi di ritmo, iterazione e simultaneità. In questo senso, il riferimento di Nigro non è tanto alle correnti neoplastiche o suprematiste, quanto piuttosto alle ricerche futuriste, in particolare per la loro attenzione alla dinamica e alla dissoluzione dell’equilibrio compositivo tradizionale.
L’evoluzione si rende evidente nei lavori successivi, come il Pannello in nero del 1949 e i pannelli a scacchi, dove una struttura regolata – spesso derivata da principi matematici – diventa base per una continua variazione. In questa fase, come osserva Caramel, la programmazione non limita l’invenzione, ma ne costituisce il presupposto.
Un passaggio fondamentale è rappresentato dalla progressiva elaborazione del concetto di “spazio totale”, attraverso il quale Nigro supera la bidimensionalità tradizionale per concepire l’opera come sistema dinamico di relazioni spazio-temporali. Le opere dei primi anni Cinquanta mostrano così una crescente complessità strutturale, in cui segno, colore e ritmo si articolano in forme sempre più fitte e interrelate.
La lettura di Caramel mette inoltre in evidenza come questa ricerca non sia riducibile a una pura indagine formale, ma rifletta una posizione critica nei confronti del contesto storico e culturale. Di fronte alle visioni più ottimistiche dell’astrazione geometrica, Nigro introduce una tensione interna che si traduce in una rappresentazione dinamica e problematica della realtà.
Questa raccolta assume quindi un doppio valore: da un lato documenta una fase cruciale dell’opera di Nigro, dall’altro testimonia il ruolo della critica nel costruire e trasmettere l’interpretazione dell’arte contemporanea. Non solo oggetto estetico, ma documento, essa rende visibile il processo attraverso cui l’opera entra nella storia attraverso lo sguardo e la scrittura di chi la studia.
La mostra è a cura di Laura Canella
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